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Studio Tecnico di Ingegneria
Marco Pellegrini Ingegnere
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Pubblicazioni >> Note sul T.U. 81/08 sez. II

 SEZIONE II

LE PERSONE E L’AMBIENTE DI LAVORO : ALCUNE NORME COMPORTAMENTALI
 
Il Testo Unico sottolinea il ruolo centrale del lavoratore e del modello organizzativo di gestione
aziendale della sicurezza.
 
Le persone ed il sistema organizzativo
 
La cultura della sicurezza che sottende il Testo unico sottolinea oltre che la centralità della persona, cioè del lavoratore, quale attore principale della norma, il ruolo dell’azienda vista come un sistema organizzativo e sociale che prevede meccanismi di funzionamento sinergici, integrati e con livelli di controllo in grado di superare le eventuali “anomalie” riscontrate nei processi legati alla prevenzione.
Laddove si voglia parlare dell’interazione della persona con il suo ambiente di lavoro, non si può
prescindere da una visione dell’individuo che tenga conto delle dimensioni cognitiva ed emotiva,
soprattutto quando la posta in giuoco riguarda i temi del rischio, dell’emergenza, del pericolo,
dell’errore umano.
Le scienze psicologiche ci dimostrano che gran parte del nostro comportamento è regolato in modo automatico, dove il livello di consapevolezza dei meccanismi che sottostanno alle nostre decisioni o scelte, soprattutto in caso di incertezza o di pericolo, non sempre raggiunge la soglia della coscienza.
Per questo motivo, attribuire un incidente sul lavoro al solo “ fattore tecnico ” ( l’ambiente fisico, le procedure o i dispositivi di protezione insufficienti, ecc. ), trascurando il “ fattore umano “, introduce una semplificazione che comporta una valutazione incompleta e distorta delle cause sottostanti l’incidente stesso.
Nella sostanza, gli infortuni sul lavoro possono derivare da errori commessi dai lavoratori a vari livelli di responsabilità ma che non possono essere disgiunti, in ogni caso, dai “ malfunziona- menti “ del modello organizzativo della sicurezza, i quali possono di fatto prefigurarsi come causa e non come conseguenza degli eventi infortunistici.
Apprendere dagli errori, individuare i fattori critici di natura “ multifattoriale “ che hanno permesso l’accadimento dell’infortunio, sono il punto di partenza per una riduzione di tali eventi.
 
Viene a decadere dunque in quest’ ottica, il concetto dell’errore personale e della sola responsabilità individuale.
L’azione umana che porta all’incidente, viene ad ascriversi in un contesto di malfunzionamento
organizzativo che non colpevolizza l’individuo singolo, ma vede nell’incidente l’occasione per individuare i fattori critici latenti di un’organizzazione al fine di migliorarli.
La cultura della colpa, in quest’ ottica, lascia spazio alla cultura dell’apprendimento organizzativo, volto al miglioramento di un sistema aziendale.
  
L’ambiente di lavoro
 
 
Per ambienti di lavoro si intendono tutti i luoghi chiusi ubicati all’interno e all’esterno delle strutture (uffici, studi, laboratori, officine, ecc..), comunque accessibili ancorché saltuariamente, ivi compresi, ad esempio, depositi, magazzini, locali tecnici, vie di circolazione interna, ecc. 
 
I luoghi di lavoro, devono garantire requisiti minimi di abitabilità ed idonei standard ambientali, quali : 
  • giusta altezza e cubatura;
  • microclima,
  • illuminamento,
  • qualità dell’aria
  • posizioni di lavoro ergonomiche;
  • scale protette ed adeguate,
  • livello “ sostenibile “ di stress lavoro correlato.
  • requisiti idonei per portatori di handicap ( ove richiesto );
  • un numero sufficiente di servizi igienici.
I soppalchi, destinati a luogo di lavoro, sono ammessi solo se è garantita la rispondenza a tutte
le caratteristiche previste per gli ambienti di lavoro ( altezza, superficie, microclima, illuminazione, vie di transito).
L’uso di locali chiusi sotterranei o semi-sotterranei come ambienti di lavoro è vietato, salvo
autorizzazione preventiva della A.S.L. territorialmente competente, subordinata al fatto che siano garantite tutte le condizioni di abitabilità e comfort (ventilazione, illuminazione, umidità, vie di esodo).
I pavimenti non devono presentare aperture, ostacoli o sconnessioni e non devono essere attraversati da prolunghe elettriche o altri cavi che possano rappresentare rischio di inciampi o scivolamenti; eventuali ostacoli fissi (gradini, cambi di pendenza) devono essere opportunamente segnalati.
Le vie di circolazione interne che conducono ad uscite di emergenza devono essere mantenute
sgombre allo scopo di consentire un facile esodo, in caso di emergenza.
Le porte che aprono nei due sensi (basculanti) o che aprono verso un luogo di transito (es. corridoio) devono essere trasparenti o dotate di pannello trasparente, di materiale resistente agli urti e a rotture; sulle zone trasparenti devono essere apposti opportuni segni indicativi.
 
 
L’areazione
  
 
Il luogo di lavoro deve avere : 
  • La giusta areazione
  • Il giusto ricambio di aria meccanica ( ove richiesto );
Da ciò deriva la necessità di assicurare adeguati ricambi dell’aria in modo naturale e forzato..
L’impianto di areazione forzato è abbinato ad un sistema di trattamento totale dell’aria che
comprende anche la temperatura, l’umidità e la ventilazione.
L’impianto, durante l’orario lavorativo, deve essere mantenuto in funzione ed eventuali
anomalie vanno subito segnalate al responsabile dell’unità operativa.
Il buon funzionamento, la manutenzione delle macchine e la pulizia dei filtri rappresentano requisiti indispensabili per la buona efficienza e conservazione dell’impianto di areazione. 
Il microclima è l’insieme dei parametri fisici climatici (temperatura, umidità relativa, velocità
dell’aria) di un ambiente confinato, più correlato alle caratteristiche costruttive dell’ambiente stesso che alla potenza termica dissipata dalle apparecchiature presenti (es. videoterminali); un microclima incongruo è spesso indicato dai lavoratori presenti in un ufficio quale principale fonte di disagio.
La temperatura nei locali di lavoro deve essere adeguata all’organismo umano durante il tempo di lavoro, tenuto conto dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici imposti ai lavoratori.
Nei locali confinati l’aria deve essere frequentemente rinnovata; qualunque sia il sistema adottato per il ricambio dell’aria, si deve evitare che le correnti d’aria colpiscano direttamente i lavoratori addetti a postazioni fisse di lavoro.
Le finestre, i lucernai e le pareti vetrate devono essere opportunamente schermate con sistemi di oscuramento che attenuino la luce diurna.
Le attrezzature di lavoro presenti negli uffici non devono produrre un eccesso di calore che possa essere fonte di disturbo per i lavoratori.
Il benessere termico è una sensazione soggettiva, quella situazione in cui il lavoratore non è costretto ad attivare i propri meccanismi di termoregolazione (sudorazione, brividi) per mantenere costante la temperatura interna del corpo.
E’ evidente che tale situazione dipende dall’attività svolta (dispendio metabolico), dal tipo di vestiario indossato (impedenza termica) e da sensazioni puramente soggettive influenzabili da parametri ambientali quali la temperatura, la velocità dell’aria e l’umidità relativa. In un ambiente confinato sono individuabili alcuni fattori che influenzano e favoriscono il proliferare di contaminazioni microbiologiche:
 
•      presenza di legno, colle e resine;
•      presenza di bacini d’acqua (deumidificatori, acqua di condensa, vapore acqueo);
•      fattori ambientali ( temperatura > 26°C; U.R. > 65% ).
 
I rischi per la salute derivanti da un microclima incongruo possono essere riassunti:
 
•      secchezza delle mucose con insorgenza di processi infiammatori delle vie respiratorie;
•      dolori muscolari per temperature basse e velocità dell’aria elevata;
•      fenomeni irritativi per esposizione individuale ad inquinanti indoor (formaldeide presente negli arredi, materiale da costruzione e finitura; fumo passivo);
•      dermatiti, eruzioni cutanee, affezioni delle vie respiratorie ed infezioni agli occhi di origine 
       microbiologica derivante dal contatto diretto con attrezzature comuni d’ufficio (telefono, PC, condizionatori portatili), qualora non periodicamente sottoposte a pulizia o disinfezione.
 
L’illuminazione
 
 
 Il luogo di lavoro deve avere :  
  • La giusta illuminazione naturale;
  • La giusta illuminazione artificiale;
  • Le luci di emergenza.
La buona visione, anche se garantita da parametri di riferimento oggettivi che stabiliscono le condizioni di illuminazione corrette dal punto di vista quantitativo e qualitativo, varia da soggetto a soggetto.
Un’ illuminazione quantitativamente insufficiente favorisce l’affaticamento visivo e possibili disturbi come mal di testa, bruciori agli occhi e l’assunzione di posture scorrette, con conseguenti disturbi a carico dell’ apparato muscolo-scheletrico.
Per quanto riguarda l’aspetto qualitativo dell’illuminazione, devono essere eliminati i possibili effetti di abbagliamento o di zone d’ombra e utilizzate lampade con luce il più possibile simile a quella naturale al fine di non alterare le tonalità dei colori dell’ambiente.
In definitiva deve essere garantito sul tavolo di lavoro un livello d’illuminazione di circa 700 lux.
Questo livello deve essere raggiunto utilizzando apparecchi schermati e posizionati perpendicolarmente al piano di lavoro, oppure tramite l’utilizzo di corpi illuminati a luce indiretta onde evitare condizioni di abbagliamento.
Per mantenere i livelli d’illuminazione prestabiliti occorre effettuare una manutenzione programmata.
Negli uffici la maggior parte delle informazioni trattate è di natura visiva; l’occhio è dunque uno degli organi maggiormente sollecitati.
Per evitare l’insorgere di stati di malessere, di problemi alla vista e di affaticamento mentale, l’illuminazione deve adeguarsi qualitativamente ad ogni tipo di operazione eseguita.
La luce naturale, per quanto fondamentale, non è sufficiente a garantire in un luogo confinato un’adeguata illuminazione, in quanto subordinata a diversi fattori, tra cui l’ora della giornata, le stagioni, le situazioni meteorologiche e la stessa realizzazione architettonica del locale.
In caso di carente illuminazione naturale occorre pertanto supplire con una corretta illuminazione artificiale.
L’illuminazione di un ambiente confinato deve quindi svolgere fondamentalmente tre funzioni: 
  • consentire lo svolgimento dell’attività ed il movimento in condizioni di sicurezza;
  • consentire lo svolgimento del compito visivo in condizioni di prestazioni ottimali;
  • garantire un ambiente interno confortevole.
 I parametri che caratterizzano un ambiente luminoso sono: 
  • distribuzione delle luminanze;
  • illuminamento;
  • abbagliamento;
  • direzione della luce;
  • resa dei colori e colore apparente della luce;
  • sfarfallìo;
  • luce diurna.
Un’illuminazione insufficiente o un abbagliamento diminuiscono l’acuità visiva favorendo l’affaticamento, l’assunzione di posture scorrette, l’aumento della possibilità di errore. In tali condizioni i lavoratori lamentano disagi o disturbi (mal di testa, bruciore agli occhi, lacrimazione) e tendono ad avvicinarsi all’oggetto del loro impegno visivo con conseguente assunzione di posture scorrette ed insorgenza di disturbi a carattere dell’apparato osteomuscolare.
 
Condizioni di sicurezza 
  • evitare riflessi ed abbagliamenti studiando il posizionamento della postazione di lavoro;
  • utilizzare sorgenti luminose schermate (applicazione di diffusori o controsoffittature grigliate);
  • scegliere mobili ed attrezzature con superfici non riflettenti;
  • schermare opportunamente le finestre con dispositivi di oscuramento regolabili;
  • scegliere tinteggiature delle pareti di colore chiaro ed opaco (migliore resa dell’impianto  e riduzione dei fenomeni di interferenza del colore della luce);
  • prevedere una corretta pulizia degli impianti che, per effetto del deposito di polvere possono ridurre il flusso luminoso della sorgente anche del 30-40%; 
  • prevedere una corretta manutenzione degli impianti che preveda la sostituzione delle lampade secondo un programma stabilito (generale riduzione del 15-20% del flusso luminoso ogni due anni).
      L’elettricità
 
 
La sicurezza degli operatori che utilizzano gli impianti elettrici e le apparecchiature elettriche e svolgono lavori non elettrici, pur essendo sostanzialmente garantita dalla costruzione degli impianti a regola d’arte in via prioritaria, e, secondariamente, dalla conformità delle apparecchiature alla legislazione vigente, dipende in parte anche dal modo in cui le persone operano durante la normale attività lavorativa.
In questo capitolo, unitamente ad alcune informazioni sugli impianti elettrici e le apparecchiature elettriche, vengono fornite alcune indicazioni atte a diminuire ulteriormente il livello del rischio elettrico, soprattutto nell’ambiente d’ ufficio.
Per poter essere esposti ad un livello di rischio elettrico basso, occorre che l’impianto elettrico sia conforme alla normativa vigente in materia di sicurezza ( D.P.R. 547/55 e s.m.i., legge 37/08 e s.m.i., consigliata la norma CEI 64/8 ) e sia mantenuto sicuro nel tempo ( D.P.R. 462/01 e s.m.i.); a loro volta, le apparecchiature devono essere conformi alla normativa di sicurezza di riferimento ( D.P.R. 547/55 e s.m.i., direttiva 73/23/CEE e s.m.i., consigliata la norma CEI EN 60950 relativamente alle apparecchiature per la tecnologia dell’informazione: PC, macchine da scrivere, telefax, plotter, modem, ecc.).
Tutti gli impianti devono essere costruiti in modo tale da impedire qualsiasi contatto diretto con
elementi in tensione e i contatti indiretti pericolosi ( ad es. con gli involucri di apparecchiature che, a causa di guasti, sono andati in tensione ), mediante idoneo impianto di terra ed interruttori differenziali ad alta sensibilità.
 
La protezione contro i contatti indiretti è garantita, in ogni unità operativa, dalla presenza dell’impianto di messa a terra e dall’adozione di interruttori differenziali comunemente detti “ salvavita “.
 
 
 
L'interruttore differenziale, o "salvavita", è un dispositivo posto nel quadro elettrico ed interviene automaticamente, interrompendo l’alimentazione, quando si verifica una dispersione di corrente verso terra superiore ad un determinato valore ( in ufficio, il valore limite di corrente differenziale è di 30 mA ).
Tale dispersione, oltre ad essere causata da apparecchiature elettriche difettose, può essere causata anche dal contatto diretto di parte del corpo umano, non isolata, con un elemento in tensione di un impianto realizzato non a regola d’arte.
La funzionalità dell’interruttore deve essere verificata almeno una volta ogni sei mesi agendo sull’apposito tasto di prova, avendo avuto cura di spegnere prima tutte le apparecchiature ad esso collegate.
L’interruttore differenziale (in figura di colore bianco) è raffigurato con un interruttore
magnetotermico (in figura di colore nero), un dispositivo che, in uno dei due più comuni sistemi elettrici di distribuzione  (quello denominato TT), è dedicato alla protezione dell’impianto (sovracorrenti e cortocircuiti).
 
Generalmente in ufficio si possono trovare tre tipi di apparecchiature:
 
1.       Apparecchiatura di classe I:
 apparecchio la cui protezione contro la scossa elettrica è affidata, oltre all' isolamento principale, al collegamento delle parti accessibili conduttrici ( ad es. gli involucri ) alla terra dell'impianto fisso di alimentazione, mediante il conduttore di protezione ( ad es. PC non portatili ); la spina dell’apparecchiatura di classe I ha tre poli.
       Relativamente alle apparecchiature di classe I, occorre garantire sempre il collegamento tra gli involucri e l’impianto di messa a terra, cioè tra la massa della spina e la terra dell’impianto ( le spine di tipo tedesco, Shuko, hanno i contatti per la messa a terra sui lati del corpo isolante ed il possibile inserimento di queste spine in prese di tipo italiano, a tre poli allineati, non consente il collegamento a terra delle attrezzature ). Non eliminare da una spina di tipo italiano, lo spinotto di messa a terra ( quello centrale ), l’apparecchiatura diventerebbe così pericolosa.
 
 
 
2.       Apparecchiatura di classe II:
       apparecchio la cui protezione contro la scossa elettrica è affidata all'isolamento rinforzato, o ad un suo analogo, doppio isolamento (ad es. casse acustiche); per queste apparecchiature la spina è sprovvista del contatto di terra.
      
3.       Apparecchiatura di classe III:
apparecchio la cui protezione contro la scossa elettrica è insita nel fatto di essere alimentato in modo sicuro da un sistema a bassissima tensione, e dunque non pericoloso.
 
Ogni operatore è tenuto a segnalare anomalie, ivi compreso l’eccessivo riscaldamento di parti elettriche, parti danneggiate di apparecchiature, al Capoufficio; secondo il caso, non utilizzarle ed impedirne l’uso. Non aprire né modificare le esistenti apparecchiature commerciali; una violazione rispetto a quanto asserito nel libretto di uso e manutenzione comporta, generalmente,la perdita di garanzia da parte del costruttore.
 
Alcune raccomandazioni di sicurezza :
 
La manutenzione degli impianti e delle apparecchiature elettriche ricopre un ruolo fondamentale per la riduzione o l’eliminazione del rischio elettrico. La persona che viene a contatto accidentalmente con la corrente elettrica può subire effetti moltlepici che vanno dalla semplice scossa “ elettrocuzione “, all’ustione, fino alla folgorazione.
 
Tali conseguente possono essere provocate da :   
  • Contatti indiretti con parti in tensione ( es. prese volanti, cavi con isolamento deteriorato, ecc. ),
  • Contatti indiretti con involucro metallico che viene a trovarsi sotto tensione per deterioramento dell’isolamento ( es. lampada da tavolo, apparecchiature elettriche in genere,ecc. ).
La manutenzione degli impianti e delle apparecchiature elettriche, secondo le norme di buona tecnica e di legge, ricopre un ruolo fondamentale per la riduzione o l’eliminazione del rischio.
 
A tale scopo è indispensabile attenersi alle seguenti regole:
  • Avvertire il responsabile dell’unità operativa o il suo sostituto se si notano eventuali anomalie ( es. surriscaldamento, prese difettose, ecc. );
  • Disinserire l’impianto elettrico alla fine della giornata lavorativa, agendo sull’interruttore a chiave posto in prossimità dell’atrio di accesso;
  • Non utilizzare componenti metallici ( es. adattatori, prese multiple, prolunghe, ecc. ) se non esplicitamente consegnati ed installati da ditta autorizzata e incaricata dal servizio dedicato dell’azienda;
  • Non effettuare alcun tipo di intervento su impianti o apparecchiature elettriche;
  • Non tenere bottiglie di acqua o bevande in genere vicino ad apparecchiature o impianti elettrici;
  • Non accatastare materiale ( di qualsiasi tipo ) nei locali tecnici o in prossimità di quadri elettrici ( es. video terminali, prese elettriche a pavimento, ecc. );
  • Non apportare nessuna modifica all’impiantistica elettrica ( es. aggiunta di una presa, di un punto di luce, spostamento di un posto di lavoro, ecc. ).
  • Non accatastare materiale ( di qualsiasi tipo ) nei locali tecnici o in prossimità di quadri elettrici ( es. video terminali, prese elettriche a pavimento, ecc. );
  • Evitare che i cavi di alimentazione delle attrezzature attraversino liberamente ambienti e passaggi; se necessario, al fine di evitare possibili inciampi o cadute, occorre proteggere i cavi mediante apposite canaline.
  • Evitare la vicinanza ed escludere la possibilità di contatto tra cavi elettrici, multiprese ed in genere tutte le apparecchiature elettriche e oggetti/superfici/mani bagnate o eccessivamente umide; l’acqua è un ottimo conduttore di elettricità e amplifica notevolmente gli effetti di una possibile elettrocuzione.
  • Evitare che i cavi elettrici entrino in contatto con eccessive fonti di calore (ad es. termosifoni) in quanto tale situazione accorcia la vita dei cavi stessi.
  • Inserire e/o disinserire le spine dalle prese con le apparecchiature spente.
Alcune prescrizioni di sicurezza : 
  • L’impianto di messa a terra e l’eventuale impianto di protezione delle scariche  atmosferiche (fulmini) devono essere verificati con periodicità almeno quinquennale. Le prove strumentali sugli interruttori differenziali (soglie e tempi di intervento) devono essere eseguite almeno una volta ogni tre anni.
  • Gli interventi di manutenzione straordinaria (ad es. sostituzione di un componente dell’impianto con un altro di caratteristiche diverse, aggiunta o spostamento di una presa a spina), pur non avendo l’obbligo della redazione del progetto da parte di un professionista abilitato, richiedono una specifica competenza tecnico professionale e la redazione da parte dell’installatore della dichiarazione di conformità.
  • Gli interventi di manutenzione ordinaria ( ad es. sostituzione di un componente dell’impianto con un altro di caratteristiche equivalenti) devono essere svolti da personale qualificato, anche se non necessariamente abilitato ai sensi della legge 46/90 e s.m.i.; tali interventi non necessitano della dichiarazione di conformità.
  • Ogni operatore deve conoscere la collocazione e le funzioni del quadretto elettrico di alimentazione che fa capo alle attrezzature che utilizza, per essere in grado di isolare il proprio posto e/o ambiente di lavoro (ad es. in condizioni di emergenza).
  • Ogni operatore deve segnalare al responsabile o al personale incaricato della manutenzione qualsiasi deficienza o rottura inerente l’impianto elettrico di cui si rende conto, senza tentare di porvi rimedio; in particolare prese di corrente ed interruttori devono essere integri e ben fissati alle pareti
  • Ogni apparecchiatura deve essere utilizzata rispettando il fine e l’ambiente per il quale è stata progettata e costruita; leggere attentamente e rispettare le istruzioni di installazione, uso e manutenzione del costruttore.         
Evitare di collegare tante spine ad una sola presa di corrente, attraverso multiprese tipo “triple e ciabatte”; relativamente a queste ultime occorre sempre verificare che la potenza complessiva degli apparecchi collegati a valle sia inferiore a quella indicata sulle prese multiple e/o ciabatte stesse (in caso contrario, se le apparecchiature sono accese tutte contemporaneamente, si provoca un forte riscaldamento della multipresa stessa, anche con pericolo di incendio).
Generalmente è meglio collegare ad ogni presa una sola apparecchiatura, gli adattatori sono consentiti solo per un uso temporaneo. 
 
 
Non tirare i cavi elettrici delle attrezzature per togliere la spina.
In caso contrario si rischia di staccare il cavo dalla spina o, per prese non ben fissate alla parete, di staccare addirittura la presa dal muro con un conseguente aumentato pericolo.
 
 
Non utilizzare adattatori che permettono di inserire una spina di 16 A in prese da 10 A.
Va considerata la pericolosità di adattatori, come quello in figura, che permettono di inserire una spina da 16 A in una presa da 10 A.
Infatti si ha la possibilità di assorbire una corrente maggiore di quella sopportabile dalla presa,
senza che nessuna protezione intervenga(surriscaldamento).
Il vecchio adattatore nella foto, inoltre, non ha il contatto di terra, pur consentendo l'inserimento di spine dotate del contatto centrale. 
 
 
Per il sovraccarico bisogna porre molta cautela anche utilizzando degli adattatori tripli (nella
foto un tipo vecchio e pericoloso), che consentono l'inserimento di 3 spine da 10 A in una presa da 10 A, e quindi un assorbimento teorico di 30 A.
Anche lo stesso adattatore non è costruito per sopportare tale corrente.
L'attenzione, quindi, sta nel non superare un assorbimento di 10 A.
 
Non ci sono problemi, invece, nell'utilizzare adattatori che consentono di inserire una spina da 10 A in una presa da 16 A.
 
Alcuni simboli da riconoscere:
 
 
 
E' il simbolo della marcatura CE di conformità, costituita dalle iniziali "CE" ed è apposta dal fabbricante o dal suo mandatario stabilito nell’Unione Europea; è un requisito indispensabile per la commercializzazione del prodotto. La presenza del marchio, purtroppo, non è sempre garanzia di massima sicurezza perché, in diversi casi, viene apposto anche senza il rispetto dei requisiti essenziali di sicurezza della normativa di riferimento. Pertanto la presenza della marcatura, cautelativamente, è da ritenersi un requisito solo necessario per la sicurezza.
 
 
E' il simbolo di doppio isolamento . Ogni apparecchiatura di clesse II deve riportare il simbolo di doppio isolamento.
 
 
È il simbolo dell'Istituto del Marchio di Qualità, che si può trovare non solo sui materiali elettrici
ma anche su quelli a gas ed attesta che quel determinato prodotto ha superato tutta una serie di controlli finalizzati alla verifica della sua qualità e sicurezza; questo marchio, ai fini della sicurezza, è generalmente più significativo della marcatura CE, perché apposto da parte di un Ente terzo.
 
 

           
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